giovedì 10 maggio 2007
LA QUADRATURA DEL CERCHIO
Sottile, fastidioso, incessante senso di inadeguatezza.
Incomunicabilità.
Un muro trasparente mi separa dal mondo.
Chi l’ha alzato? Io? Quando?
Nausea.
Dove sono finito?
In un film italiano dei tardi anni ‘80?
Tutto stride, tutto è fuori posto,
quel tanto che basta per infastidirmi.
Sul pacco blu da un chilo, il signor barilla ha scritto 11 minuti.
Per la massa.
Ma la pasta si scola al 10°
e il signor barilla può andare a fare in culo.
Mi sembra evidente che una Weltanschauung del genere
non può portare lontano.
E allora finisce che rimani solo,
a masticare la tua frustrazione al dente.
E cresce ancora un poco il male che ti porti dentro.
E finisce che diventi quello strano,
quello che “io non lo capisco”,
quello che fa un poco ridere,
un nano da giardino con manie di grandezza.
Finisci col diventare anche tu una comparsa funzionale,
parte del folklore locale.
E, magari, ti capita pure di incrociare certi mostri.
“Non sai come ti capisco”
No, honey, non capisci proprio un cazzo.
No, non è che mi manchino le parole.
È che i miei interlocutori non capirebbero
il significato di quelle che vorrei pronunciare.
È leggermente diverso, se permetti.
Se solo sapessi leggere nei miei occhi
vedresti la tristezza con la quale soffoco i demoni
che vorrebbero farti a pezzi
e scoparsi il tuo cadavere ancora caldo, honey.
Faccio di si con la testa solo per non vomitarti addosso.
Non è che mi stai sul cazzo.
Non penso di essere meglio di te.
Al contrario, pagherei, per non vedere.
Ma non li ho scelti io questi occhi,
e sono l’unica cosa che mi separa dal buio.
Vedo questo ENORME potenziale umano, sprecato.
Vedo i migliori, disillusi, pronti a vendere l’anima,
in attesa di un’offerta allettante.
Tonni e squali, nessun delfino all’orizzonte.
E quel che è peggio, è che riesco a capirli entrambi.
Come potrei non farlo?
Gli uni non capiscono e gli altri lo hanno già fatto.
Semplice, prevedibile, scontato come la catena alimentare.
Ed io, il più piccolo tra i pesci,
continuo a scappare, sperando di sfuggire al destino.
Mangiare o essere mangiato.
Che squallore.
“Bravo stronzo” -dice la vocina nella mia testa-
“Prova a trovare delle alternative,
regole nuove per questo vecchio gioco di ruolo,
invece di continuare a pigolare.
Regole nuove non ce ne sono
e il gioco è vecchio quanto il mondo.
Forse il punto è proprio questo:
regole nuove per UOMINI NUOVI,
questo ci vuole, per rompere gli schemi.
Ma a cambiare le regole, a partita iniziata,
si passa per bari, e si è fuori dal gioco.
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