Estate in città.
Quaranta gradi per dieci ore, poi il buio.
Il cruciverba d’asfalto, come un motore spento,
ti butta addosso il suo calore grigio.
Pioggia calda, gocce come baci.
Mi piacciono le macchine, tutte color riflesso,
che rotolano anfibie sulla carreggiata
pennellando percorsi paralleli, anabbaglianti.
Non ho mai capito dove nasca la poesia
del riflesso giallo-arancio di un lampione,
sul parabrezza di una berlina nera.
Come si fa a provare amore,
per questi mostri di cemento e vetro,
per queste gabbie di pietra e carne,
dove ci lasciamo tutti quanti seppellire?
Com’è possibile, questo paradosso?
Solo non temessi di essere preso per pazzo,
vorrei sdraiarmi, ad abbracciare la strada,
questa città ed il mondo, per sussurrare loro
che un poco mi dispiace, che le cose
non sempre vadano come dovrebbero,
che noialtri si stia dimenticando
quanto poco occorre, per essere felici.
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