Facendo un paragone pittorico,
è come se il pubblico fosse ancora fermo a De Pisis:
tu gli fai una battuta che sembra Klee,
e loro non l'apprezzano.
Non intellettivamente, ma come gusto.
Come autore scrivendo battute e occupandoti di comicità
col passare degli anni non ti accontenti più delle tecniche vecchie
e quindi scrivi cose nuove, battute anche tecnicamente nuovissime
alle quali sai benissimo che la gente non potrà ridere
perché il loro gusto comico non è evoluto come il tuo.
Purtroppo, più le battute sono vecchie e scontate,
più la gente le apprezza, perché le capisce subito,
ed è per questo che molti comici televisivi hanno successo
anche se ripropongono battute vecchie di trent’anni.
È possibile che una persona che ascolta
Mino Reitano possa apprezzare John Zorn?
No, è impossibile, perché non è preparata a quella musica.
In compenso, per una persona che apprezza John Zorn,
è possibile apprezzare Mino Reitano.
C’è un percorso che devi fare, e non tutti hanno voglia di farlo.
Non si nasce imparati.
In ogni mio spettacolo, c’è sempre una battuta che gela il pubblico.
C'è una tradizione comica, quindi il pubblico magari
è ancora fermo non so a Walter Chiari (geniale, bravissimo)
e tu fai battute tipo:
Che sapore ha un feto appena abortito?
Pollo crudo.
Questa che cos’è?, pensano.
Non sanno collocarla.
Capita a volte che uno rida.
Evidentemente il suo gusto è arrivato fino a quel punto.
Recentemente, a Napoli ho riproposto la battuta sul feto. Gelo.
“Eh, ma non fa ridere”, dicevano.
No, vi assicuro che fa molto ridere.
Non fa ridere voi, perché dovete ancora fare un percorso.
Io quel percorso l'ho già fatto.
Fra vent’anni vi farà molto ridere, fidatevi.
Daniele Luttazzi
