Oggi pensavo al dogo argentino.
Oggi pensavo a quanto vorrei un dogo argentino.
Non voglio ‘un cane’.
I cani sono sporchi, abbaiano, cagano ovunque.
Io voglio un dogo argentino, perfettamente addestrato.
Anni fa abitavo vicino ad tizio che ospitava,
nella sua grande casa, tre grossi bestioni,
due pastori ed un molossoide.
Per passione, il gentile signore era diventato un addestratore.
Quando, incuriosito, gli chiedevo di raccontarmi
come avesse fatto a trasformare in quel modo i suoi animali,
lui mi spiegava come fosse semplice,
avendo a disposizione un poco di tempo (e molta pazienza)
far fare a quei cani le cose più assurde.
Dopo alcuni mesi di allenamento quotidiano,
ogni cane poteva rispondere, con precisione,
ad almeno una ventina di ordini diversi,
ed era in grado di comportarsi più educatamente
di un qualsiasi teen ager.
Poteva impartire loro il comando di difesa,
di qualsiasi posizione, cosa o persona, ad oltranza;
quando anche fosse stato lui, ad avvicinarsi all’oggetto,
senza prima aver sospeso il comando,
la bestia avrebbe ringhiato,
preparandosi ad attaccare il suo stesso padrone.
Non usava guinzagli o museruole;
i cani non si allontanavano mai più di due metri da lui,
nemmeno sembrava sapessero abbaiare.
Se, nel breve tragitto verso il campo-cloaca vicino a casa,
altri animali incrociavano il loro cammino,
le bestie entravano – certo - in agitazione,
ma solo per acuire l’attenzione,
nell’aspettare il consenso del loro padrone,
libero di decidere se, e quando,
sarebbero corsi ad annusare il culo del simile di turno.
Dovendoli pisciare, si limitava a portarli lungo un lato del campo.
I cani sedevano, attendendo il via libera,
un fischio, diverso per ognuno di loro.
Poi, uno alla volta, si lanciavano nell’erba alta,
a cagare dove opportuno, per poi tornare indietro,
scodinzolando felici.
Meraviglioso.
Pensare che un cane ben addestrato
sia un cane represso è una grande stronzata.
Vien da ridere, a sentir parlare di vecchie
sbranate da mastini assassini,
di bambini dilaniati da lupi feroci, assetati di sangue.
Giusto venga fatta a pezzi la nonnina leghista,
che fa passar dalla porta Attila, prima di lei;
giusto finisca in galera chi pensa che un cane sia un antifurto,
chi lo isola dietro un’aiuola che, prima o poi, verrà scavalcata,
per raggiungere un piccione, o il “piccolo Niccolò”,
il bimbo biondo e stronzo dei vicini.
Voglio un dogo, dicevo.
Un dogo, educato ai limiti dell’alfabetizzazione, possibilmente.
La perfezione, a quattro zampe.
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